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BUONE NOTIZIE PER I MUTUI: TASSI BASSI ANCORA PER UN PO'

Dalla Bce arrivano notizie positive per le famiglie italiane. Soprattutto per ciò che riguarda il
settore del credito al consumo e dei mutui. Difatti la proroga di nove mesi della politica
espansiva (ieri l’istituto ha annunciato che l’acquisto di titoli, chiamato quantitative easing, non
terminerà più a fine anno ma proseguirà almeno fino a settembre 2018) contribuirà a
mantenere molto bassi i tassi delle obbligazioni.

E, di conseguenza, anche i tassi del mercato monetario, sia a breve termine (Euribor) che a
lungo (Eurirs). Ciò vuol dire che per i mutuatari (sia del partito a tasso variabile che di quello
opposto a tasso fisso) così come per chi ha un prestito non ipotecario sotto le varie modalità di
credito al consumo (che girano a tasso fisso) l’attuale era dei tassi nominali ai minimi storici
proseguirà senza intoppi.

Perché l’atteggiamento ancora molto espansivo della Bce (è da considerarsi tale nonostante
andrà a ridurre da 60 a 30 miliardi l’iniezione mensile di liquidità) sta spingendo e spingerà
ancora le banche ad erogare mutui a condizioni favorevoli. «Considerando le durate dai 20 anni
in su - spiega Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it - i migliori tassi fissi si
mantengono al di sotto del 2%, e i tassi variabili più convenienti si trovano tra 0,60% e
0,80%».

Molte banche offrono spread (in particolare per mutui non superiori al 60% del valore
dell’immobile) inferiori all’1%. Per rivedere gli stessi spread bisogna tornare indietro di 10
anni, quando il mercato immobiliare e quello dei prestiti ipotecari hanno vissuto l’ultimo picco
euforico. Il tasso di interesse del mutuo non è dato solo dallo spread stabilito dalla banca.
L’altra componente si ricava dai tassi del mercato monetario (gli indici Euribor per i mutui a
tasso variabile e gli indici Eurirs per i mutui a tasso fisso). Ed ecco perché la decisione della
Bce di proseguire nell’atteggiamento espansivo è una buona notizia per i mutuatari


Perché contribuirà a tenere bassi sia gli Euribor che gli Eurirs. I primi sono influenzati
dall’andamento del tasso sui depositi, in questo momento fissato dalla Bce addirittura
sottozero (-0,4%). Non è quindi un caso che l’Euribor con scadenza a un mese sia a -0,37% e
quello trimestrale (molto diffuso nelle proposte di mutuo) a -0,33%. Non appena la Bce inizierà
ad alzare i tassi gli indici Euribor saliranno di conseguenza. Ma ieri, tra le righe, l’istituto di
Francoforte ha lasciato intendere che un’eventuale stretta monetaria (ovvero un rialzo del
tasso sui depositi) è rimandata al 2019.

Prima di ieri i mercati invece si aspettavano un mini-rialzo già nel 2018. Quindi la Bce, in
sostanza, ha lanciato il messaggio a chi in questo momento sta pagando (o ha intenzione di
stipularne uno) un mutuo a tasso variabile, di non preoccuparsi. All’orizzonte non è previsto
uno scatto dei tassi e, in scia, anche dei valori degli Euribor.

Del resto i future (scambiati sul mercato londinese Liffe) che proiettano l’Euribor a 3 mesi da
qui a 5 anni indicano ora un ritorno su valori positivi solo nel 2020. «Per quanto tali previsioni
siano da considerarsi unicamente indicative e passibili di notevoli cambiamenti nel corso del
tempo - continua Anedda - quello che appare chiaro è che il periodo di ampia disponibilità di
capitali a costi minimi si allunga ulteriormente».

Buone notizie anche sul fronte del partito del tasso fisso. Se la Bce continuerà a comprare titoli
di Stato almeno anche per il prossimo anno vorrà dire che anche i tassi dei Bund resteranno
bassi. La riprova è arrivata ieri quando, dopo le parole del governatore Draghi, il tasso del
decennale tedesco è sceso da 0,48% a 0,42%. Dato che gli indici Eurirs (sulla base dei quali
viene stabilita l’entità del tasso fisso del mutuo nel giorno della stipula) seguono da vicino
quelli del Bund, vuol dire che anche le nuove offerte (così come le proposte di surroga) a tasso
fisso resteranno competitive, o costeranno ancora meno.

L’altro lato della medaglia della politica espansiva della Bce è che i conti di deposito
continueranno ad avere tassi nominali molto bassi. Ma nella maggior parte dei casi comunque
più alti rispetto ai tassi sottozero a cui viaggiano ora i BoT, storici rivali delle giacenze
remunerate da parte delle banche.

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